IL MINOTAURO

Sabato 23 marzo | ore 18 |
METAMORFOSI FESTIVAL | Brescia 

IL MINOTAURO

Un rito pagano con attori, non attori, musici e animali nei  labirinti della vita, del teatro e della mente

con Valeria Battaini, Ana Belkis Granados, Elena Benevento, Giulia Benetti, Sara Capanna, Alessandro Garzella, Giulia Paoli, Chiara Pistoia, Alessandro Quattro, Anna Teotti, Mattia Donati (chitarra classica ed elettrica), Pietro Borsò (percussioni), Joaquín Nahuel Cornejo (sax, clarinetto)

Scritto e diretto da Alessandro Garzella

Collaborazione artistica ambientazione e costumi Anna Teotti

Il Minotauro è una creazione site-specific itinerante nata nei boschi di Coltano  (PI) a giugno 2018 per la Festa delle lucciole ed è stata replicata nello stesso  luogo all’interno del controfestival ALTRE VISIONI a settembre 2018 per poi essere riallestita per METAMORFOSI FESTIVAL di Brescia a  Marzo 2019. 

Si prepara ad attraversare altri luoghi e città d’Italia coinvolgendo​ associazioni e cittadini del territorio interessati a giocare coi miti, ingarbugliare storie, forse per ritrovarne il senso o interrogarsi sui misteri. Magari sorridendo sui drammi che ci fanno patire, sognare e, a volte, anche crescere un po’.

Stiamo sviluppando una ricerca artistica sul Male e ci siamo messi a curiosare su un mito suscitatore di turbamenti e fantasie inquiete. Sulla storia di Minosse, Teseo, Arianna, Dedalo, Pasifae e il mostro mezzo uomo e mezzo toro hanno fantasticato molti artisti: Borges, Picasso, Durrenmatt, Klimt, Casanova, solo per citare i maggiori. Ciascuno con una visione diversa, un proprio modo di presentare i fatti, provocare domande, inorridire sulle crudeltà, godere sulle sorprese che a volte ci riservano gli dei quando nutriamo la curiosità di conoscere gli aspetti più inesplorati della nostra vita interiore.

Anche noi, infischiandocene del confronto con artisti prestigiosi, ci siamo persi nei labirinti del mito, divertendoci a modificare il profilo della storia. Abbiamo rotto il vaso dei mali di Pandora cercando di lasciare ben intatta la speranza di sapersi districare tra i fili che, a volte, si aggrovigliano in testa.